Aigues Mortes

Vitalismo e solitudine, sentimento panico e disperazione. Mattioli non ha motivi ricorrenti ma accensioni, fuochi improvvisi che ardono sino a consumarsi. Probabilmente la sua impresa e più impegnativa è quella che va sotto l’insegna delle Aigues Mortes, una lunga concentrazione per risolvere, a una tensione sempre altissima il nodo centrale della sua ricerca… risolvere è come sciogliere, nella materia di Mattioli il rapporto fra naturalismo e informale, tra figurazione e astrazione. La scelta delle Aigues Mortes è una sorta di lasciapassare per dissolvere, annullare, evidenziandolo questo conflitto. Nonostante l’immersione non è un pittore naturalista. E ben si sa che non è un pittore informale, egli è evidentemente come Burri e Tapies un pittore intellettuale e lo è in maniera più dissimulata e più ambigua. Come D’Annunzio nella parola non intende che sia la natura a imitare l’arte e a sostituirla, ma l’arte a imitare la natura. C’è la terra di Versilia, la sua contiguità con l’acqua, nelle Aigues Mortes; ma c’è anche il tortuoso percorso della mente dentro una materia splendente, un percorso graficamente alluso da un’interna ramificazione. In quelle terre paludose c’è l’origine della vita, l’oscura coscienza delle piante, delle alghe. L’Aigues Mortes sono le opere della definitiva vittoria della pittura oltre i facili esercizi accademici dei nuovi figurativi. Mattioli vuole salvare insieme l’integrità della natura e l’integrità della pittura.
Vittorio Sgarbi, 1987

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• 12 marzo 2015

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