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Carlo Mattioli | PaesaggiCarlo Mattioli | Paesaggi
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Mattioli ha superato la soglia fissata da Morandi ad ogni possibile paesaggio italiano contemporaneo. Una soglia che sembrava invalicabile. Mattioli con una sfida pazientemente maturata ha sciolto l’impasse, ha colmato il fosse tra paesaggio mentale e paesaggio naturale, tra costruzione e sensazione.
Luigi Carluccio
Intorno al 1969 Mattioli aveva compiuto un passaggio decisivo; dopo tante figure, nudi, ritratti, nature morte…aveva avuto un incontro diretto con la natura; verdi luminosi e giovani cominciavano a serpeggiare sulla sua tela…Un frammento di campagna ridotto al tratto semplice di un verde più scuro… appariva come assoluto e come frammento che non aveva nessun riscontro naturale ma diventava astrazione spaziale. Quel bianco eliminava ogni lirismo e si presentava come un’immagine in positivo del nulla. Oppure se era scelto un albero, unico solitario e irreale… ecco apparire nel cielo un nero così profondo da dirsi anch’esso come vuoto spazio… un’immagine in negativo del nulla. Su questo nero… ci sarebbe da fare un’indagine che lo porterebbe vicino a quello di Burri e a quello di Ad Reinhard, a indicare un gruppo di disperati poeti… Si è cercato nel lavoro degli anni settanta un contrappunto, più che un vero contrasto, fra la trama colorata del mondo e il nero che la limita… qualcosa che arricchisce l’immagine le toglie ogni funzione naturalistica, la doppia di angoscia e quasi di una disperazione ontologica… Cosicché quand’anche il quadro irradia tutta la sua luce resta sempre in esso un velo nascosto, un’ansia incerta… il sentimento della morte… ma una così grande ricognizione colorata del mondo naturale, non è l’opera di un naturalista… non è neppure un realista. Difficile definirlo. Mattioli è però un’artista colto; fa passare tutto, la cultura, il reale, gli stimoli formali del visibile, attraverso il filtro della sua passione, della sua sensibilità raffinata, del suo gusto per l’antico, della sua modernissima tendenza a imprigionare la luce entro la materia…ogni cosa data non per narrazione ma per fulminazione lirica; ogni cosa fissata, come una stella , in quell’intero, circoscritto e variabile cosmo che è ormai la sua opera.
Roberto Tassi, 1983

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• 12 marzo 2015

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